Un confronto dialettico fra Museo ed Ecomuseo: mission, partecipazione e dinamiche sociali.

Pubblichiamo il testo derivato dall'intervento di Anna Maria Visser al Convegno degli Ecomusei di Argenta e Cervia del settembre del 2012.
 

 

Anna Maria Visser Travagli
Past – President ANMLI


Un confronto dialettico fra Museo ed Ecomuseo: mission, partecipazione e dinamiche
sociali.

(Appunti per l’intervento al workshop di formazione degli operatori ecomuseali “Patrimonio
e Innovazione”, Argenta – Cervia, 8 e 9 settembre 2012)

Che cosa è l’ANMLI?
Per prima cosa, ho l’obbligo di chiarire con poche parole che cosa è l’ANMLI, l’Associazione Nazionale Musei degli Enti Locali e Istituzionali.1
Fondata nel 1950, è la più antica associazione museale italiana, voluta dai padri fondatori della museologia del nostro Paese, protagonisti della fervida stagione della ricostruzione dei musei dopo la seconda guerra mondiale, che ha prodotto capolavori della museografia, riconosciuti e apprezzati in tutto il mondo. Personalità come Vittorio Viale, direttore dei musei civici di Torino al quale si deve la costruzione della Galleria d’Arte Moderna; Licisco Magagnato, direttore dei Musei Civici di Verona, autore assieme a Carlo Scarpa del Museo di Castelvecchio; Caterina Marcenaro, alla quale si devono la ricostruzione di Palazzo Bianco e di Palazzo Rosso assieme a Franco Albini a Genova; Costantino Baroni, responsabile del restauro e dell’allestimento dei Musei del Castello Sforzesco di Milano con il gruppo BBPR, e molti altri.
Queste figure erano animate da una forte volontà: porre al centro dell'attenzione degli organi statali, ma soprattutto delle amministrazioni locali il problema dei Musei Locali e Istituzionali, spesso ignorati dagli stessi enti proprietari o sottovalutati nelle loro potenzialità culturali. Dare dignità ai musei civici, valorizzare le funzioni e la professionalità dei quadri scientifici e tecnici operanti nei musei, con lo scopo dichiarato di promuovere un'adeguata tutela del patrimonio artistico, storico e scientifico di proprietà o di pertinenza degli Enti Locali e Istituzionali, costituito da musei o collezioni, da complessi monumentali o ambientali, e di promuovere l'incremento delle raccolte, la ricerca scientifica e le attività culturali. Il risultato più importante ottenuto è stato l’emanazione, su proposta dell’ANMLI, della Legge n. 1080 del 1960, prima legge dello stato in materia di Musei Locali e Istituzionali, che prevedeva la classificazione dei musei, cui doveva corrispondere l’adozione di regolamenti funzionali, nei quali fossero anche stabilite le dotazioni finanziarie e di personale scientifico e tecnico.2

1 Vedi il sito www.anmli.it
2 D. JALLA¢, Il museo contemporaneo. Introduzione al nuovo sistema museale italiano, UTET,
Torino, 2003, pp. 86 – 87.

Una legge importante, innovativa e lungimirante, purtroppo ampiamente disattesa. Profetica, se pensiamo che si è giunti alla definizione degli standard museali, solo nel 2001.3
Dall’emanazione della Legge n. 1080, sono passati più cinquanta anni e molte cose sono cambiate nel nostro Paese, dall’istituzione delle Regioni, alle riforme dell’ordinamento degli Enti Locali, alla riforma costituzionale con l’attribuzione della valorizzazione alle Regioni, al nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. L’ANMLI in tutte queste fasi è stata attiva e l’importanza delle sue argomentazioni e il peso della sua presenza ne hanno determinato la partecipazione a commissioni e gruppi di lavoro.
Negli ultimi anni l'ANMLI ha favorito la convergenza delle principali associazioni museali italiane su obiettivi comuni e condivisi ed ha sottoscritto l'accordo che ha istituito la Conferenza permanente delle associazioni museali italiane4; in tale spirito ha partecipato attivamente alla preparazione e alla stesura di importanti documenti normativi: gli Standard per i musei italiani e la Carta nazionale delle professioni museali, che costituiscono un punto di riferimento fondamentale per i professionisti museali.5
Se in questi cinquant'anni molto è cambiato nell'immagine del museo, nei suoi rapporti con la comunità, nelle sue possibilità operative, nell'attenzione che gli Enti Locali proprietari dedicano ai loro istituti, un innegabile merito va anche al paziente e infaticabile lavoro dell'Associazione e dei suoi soci. Ma tanto ancora resta da fare sulla via del rilancio delle funzioni del museo specialmente in un quadro di rapporti in rapida quanto, spesso, non coordinata evoluzione, che vede, accanto agli enti pubblici, affermarsi con connotazioni contraddittorie ma indubbiamente fertili di risultati, l'iniziativa dei privati attraverso varie forme istituzionali e gestionali. Il quadro si fa ancora più problematico nel contesto della crisi, che ha investito sia il comparto pubblico che quello privato, di conseguenza bisogna promuovere e favorire la partecipazione dinamica e pluralistica di tutti i soggetti nella conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni culturali del nostro Paese, dando una prospettiva di autonomia e nel contempo di cooperazione agli istituti museali e valorizzando le personalità.

3 Il riferimento è al Decreto ministeriale 10 maggio 2001, Atto di indirizzo sui criteri tecnicoscientifici
e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei.
4 La Conferenza permanente delle Associazioni museali italiane è stata creata nel 2004 da AMACI,
AMEI, ANMLI, ANMS, ICOM Italia, Simbdea con gli obiettivi comuni di affermare il ruolo del museo
e la sua autonomia, di far riconoscere le professionalità museali, di rafforzare il ruolo dell’
associazionismo, come sede di confronto, dibattito e riflessione nel campo museale.
5 Il documento Standard per i musei italiani, settembre 1999, è stato promosso dalla Conferenza
delle Regioni, con l’ANCI e l’UPI, al quale hanno collaborato l’ANMLI e ICOM Italia; A.
GARLANDINI (a cura di), Carta nazionale delle professioni museali. Conferenza nazionale dei
musei. Auditorium “Giorgio Gaber”, Palazzo della Regione, Milano 24 ottobre 2005, Regione
Lombardia, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, ICOM Italia, 2006; reperibile in rete al sito
www.icom-italia.org.

 

Non è banalmente il museo che appartiene al Comune, con una connotazione solo amministrativa, ma il museo della civitas, in altre parole della comunità cittadina, con una connotazione sociale, facendo riferimento alla distinzione del concetto di urbs, la città costruita, da quello di civitas, la città degli abitanti, delle persone.
Un fenomeno grandioso è quello della formazione e della diffusione del museo civico. Sorto come museo pubblico, custode delle memorie patrie, già nel Settecento, ha uno straordinario sviluppo nell’Ottocento, nella fase della creazione dell’Unità d’Italia, quando le tante municipalità della penisola da un lato vogliono salvaguardare la propria identità nel momento in cui sono assorbite in un nuovo stato nazionale e dall’altro vogliono celebrare il loro apporto al movimento risorgimentale.
Espressione dell’aristocrazia illuminata e della borghesia emergente, il museo civico è lo specchio della città e della società del tempo. Il suo campo è la città intera, per questo è un museo pluridisciplinare e interdisciplinare: tutte le opere, i reperti, gli esemplari, gli oggetti, i documenti, i cimeli sono importanti e significativi, in quanto rappresentano la vita e la memoria della città. Il museo civico è dunque per vocazione: a-tipologico, perché onnicomprensivo, e quindi è contemporaneamente pinacoteca, museo archeologico, museo storico, museo naturalistico, museo scientifico; a-gerarchico, perché ogni autore e ogni opera, conservata al suo interno, ha valore e il criterio estetico non prevarica quello storico; a-selettivo, perché accoglie ogni tipologia di manufatti, purché siano testimonianza anche di aspetti minori e minimi della vita della città, degli aspetti del costume, delle vicende dei suoi personaggi. Spesso è strettamente collegato alla biblioteca civica e all’archivio. Materializzazione di una volontà di memoria e di autorappresentazione è il nucleo attorno al quale ruota la salvaguardia dei monumenti, del patrimonio urbano e di quello del territorio, secondo la tradizione italiana caratterizzata da un patrimonio ingente e diffuso.6

C’è una crisi del museo civico?
Queste sono le caratteristiche fondative del museo civico, ma l’istituto nella sua lunga storia ha sofferto di varie crisi.
A partire dalla marginalità e dalla sottovalutazione, che nella fase di forte accentramento statale attuata dal regime fascista, lo ha fatto diventare il luogo della polvere e del silenzio, dimenticato e trascurato. Solo nel secondo dopoguerra riprende vitalità e aggiorna oltre alla sua forma, il suo ruolo e le sue funzioni al servizio del decentramento regionale e delle nuove competenze assunte dagli enti locali, attraverso un dibattito aspro, ma proficuo e vivace che connota gli anni Sessanta e Settanta. Basterà ricordare, come paradigma di quegli anni, gli scritti di un grande direttore di museo e grande museologo, scomparso troppo presto, Franco Russoli, che ha vissuto e fronteggiato la critica distruttiva al museo, fatta dai movimenti di contestazione del Sessantotto, che lo bollavano come istituto che trasmetteva un modello autoritario e “classista” di arte e di storia.

6 A.M. VISSER TRAVAGLI, Il museo civico: attualità di un modello superato, in F.Lenzi e A.
Zifferero (a cura di), Archeologia del museo. I caratteri originali del museo e la sua
documentazione storica fra conservazione e comunicazione, Istituto per i Beni Artistici Culturali e
Naturali della Regione Emilia - Romagna, Bologna, Editrice Compositori, 2004, pp. 50 – 58.

Questa è stata la risposta di Russoli7:
La definizione e il ruolo del museo nella società contemporanea ... è diventato ... uno dei motivi costanti di ogni riflessione critica che intenda esaminare l’azione della cultura per il rinnovamento dei sistemi sociali. Ci si è resi conto che il museo ... è uno strumento di comunicazione di massa e di presa di coscienza, tuttora pressoché inesplorato.
E ancora:
Il museo prima di tutto non deve essere né una banca che custodisce un tesoro, né un tempio dove si va a pregare, né una serra dove si annusano dei fiori rari, né qualsiasi altra torre d’avorio o luogo di alienazione, fuga o dimenticanza della sua vera funzione: quella di essere uno strumento civile al servizio del pubblico, di tutti noi.
Il museo civico si ridefinisce e si rigenera, ma ben presto il rinnovamento incentrato sul ruolo sociale del museo deve cedere il passo all’affermazione dell’effimero. Eventi, rassegne, festival e grandi mostre svuotano il museo di energie e le risorse per il suo funzionamento e per le sue attività vengono dirottate alle manifestazioni temporanee. Il museo si indebolisce.8
Nel contempo, paradossalmente il numero di nuovi musei, istituiti dagli Enti Locali aumenta, in coerenza con un fenomeno che investe l’Italia, l’Europa e il mondo occidentale: musei i più vari, di tipologie nuove e diverse, fra queste anche l’Ecomuseo. Questa crescita quantitativa, naturalmente, è resa possibile dall’espansione della spesa pubblica e dall’incremento del welfare, fase della nostra vita pubblica che si è conclusa e che non è più ripetibile. Non si è riflettuto abbastanza su questi fenomeni, sulla loro natura, le loro caratteristiche e sulla valutazione dei risultati. C’è una frantumazione e una dispersione di energie? C’è in atto una forza centrifuga? Ed eventualmente come interpretarla?
Gli anni Duemila segnano una nuova fase di grande cambiamento, che ha un riflesso sul museo civico, e non solo, e che si può condensare nel binomio: globalizzazione e identità.9 Si sviluppano nuove concezioni e modalità museologiche, fortemente orientate alle comunità locali di riferimento, dovendo tener conto delle mutazioni avvenute nella popolazione, che non è più soltanto la popolazione originaria, ma anche quella dei nuovi cittadini provenienti da vari Paesi del mondo.
 

7 F. RUSSOLI, Il museo nella società. Analisi, proposte, interventi 1952 – 1977, Milano, Feltrinelli,
1981, pp. 57 - 58 e p. 66.
8 Per un’analisi più ampia del fenomeno, vedi F. DONATO e A. M. VISSER TRAVAGLI, Il museo
oltre la crisi. Dialogo fra museologia e management, Milano, Electa per le Belle Arti, 2010, in
particolare il cap. 3.
9 A.M. VISSER TRAVAGLI, Museo civico – museo della città – museo e città. Profilo storico,
trasformazioni e nuovi compiti di un’istituzione locale, in D.Calabi. P.Marini e C.M. Travaglini (a
cura di), I Musei della Città, Città & Storia, a.III, n.1-2, gennaio – dicembre 2008, pp 51 – 71.

 

Questo comporta uno sforzo straordinario di ridefinizione e di riorientamento degli obiettivi fondamentali del museo, che peraltro deve essere condotto nel contesto della crisi finanziaria ed economica che stiamo vivendo: crisi di sistema, che sta invertendo l’equilibrio fra i Paesi occidentali “sviluppati” e ora in crisi e i Paesi del sud del mondo, ora “emergenti”.

Confronto critico con l’Ecomuseo
Con queste premesse e in questo scenario possiamo tentare un confronto critico fra Museo Civico ed Ecomuseo?
Non sono esperta di ecomusei, anzi provo sempre un certo imbarazzo e un certo disagio a misurarmi con essi, perché non comprendo pienamente la “diversità” della loro natura e delle loro caratteristiche, che sarebbe tale da farne una tipologia museale a parte; questo almeno per l’Italia, diversa è la situazione di altri Paesi.
Se prendo in considerazione la “classificazione”, ormai classica, derivata da De Varine10, delle differenze fra musei tradizionali ed ecomusei, non mi ritrovo.
Collezione vs Patrimonio. Nei musei civici questa contrapposizione concettualmente non c’è o è molto debole. Le collezioni non sono di formazione dinastica, come nei musei universali, ma sono il frutto di donazioni e lasciti dei cittadini o derivano dai patrimoni sconvolti dalle “soppressioni” ottocentesche degli ordini religiosi, ai quali il museo ha dato una “casa”: non musei della “colpa”, quindi, che hanno strappato le opere dai loro contesti, ma musei della “pietà” che hanno accolto le opere senza più contesto. E i reperti archeologici sono locali, frutto di scoperte o di scavi
sistematici nella città e nel territorio: sono i segni tangibili del patrimonio locale.
Immobile vs Territorio. La sede del museo civico è per lo più un edificio monumentale, museo anch’esso che ospita il museo e, al contrario del “museo americano”, offre un rimando continuo fra le opere e gli oggetti conservati all’interno con il patrimonio di riferimento che si trova all’esterno, nella città e nel territorio; tanto che i musei civici, di norma, nelle amministrazioni comunali hanno le competenze per la protezione e la valorizzazione dell’intero patrimonio comunale della città e delle frazioni limitrofe.
Pubblico vs Popolazione Se c’è un museo in Italia che per vocazione e statuto fondativo si rivolge alla popolazione, quello è il Museo Civico. È un compito fondamentale che purtroppo si è appannato, spesso su sollecitazione delle stesse amministrazioni responsabili, appiattite sull’attrazione turistica e che spingono il museo solo a “fare” visitatori, seguendo principi e istanze diffuse dall’economia e dal management della cultura, che troppo hanno insistito, in modo poco avveduto, sul concetto di redditività del museo, misurandolo esclusivamente con i dati quantitativi del numero dei visitatori e degli incassi. Le politiche turistiche sono importanti e vanno perseguite, ma

10 H.DE VARINE, Les racines du futur,ASDIC 2002, traduzione italiana, Le radici del futuro. Il
patrimonio culturale al servizio dello sviluppo locale, a cura di D.Jallà, ICOM Italia, Bologna
CLUEB, 2005, in particolare pp.144 – 172; M.MAGGI e V.FALLETTI, Gli Ecomusei. Che cosa
sono, che cosa possono diventare, Umberto Allemandi & C., Torino – Londra, 2000, p. 15.

non possono oscurare i compiti che il museo ha nei confronti della popolazione e questi compiti vanno recuperarti con forme di comunicazione e di inclusione e con la ricerca dello sviluppo di nuovi pubblici.11
Mi sembra quindi che concettualmente fra Museo Civico ed Ecomuseo ci sia un’ampia condivisione di vedute e di obiettivi. Certo nel Museo Civico prevale l’enfasi sul fenomeno urbano, più che sulla campagna e la natura, anche se non bisogna dimenticare che anche paesi e borghi piccolissimi sono orgogliosi di avere un loro museo civico. Prevale certamente il patrimonio materiale su quello immateriale, anche se il museo civico non crea gerarchie fra le opere e gli oggetti ed è alla ricerca costante della ricostruzione e della riproposizione dei contesti. Entrambi hanno come obiettivo la consapevolezza e lo sviluppo delle popolazioni e dei territori di pertinenza, attraverso la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio, stimolando la partecipazione attiva dei cittadini. Più analogie che differenze, direi!

Ridefinizione del ruolo sociale del museo.
Il problema è invece quello di ridefinire il ruolo sociale del museo (civico e/o ecomuseo), nel modo d’oggi, nella società italiana che è diventata fluida e mobile, che è diventata troppo rapidamente e tumultuosamente multietnica e che ora è minacciata e indebolita dalla crisi.
Per il Museo Civico non si tratta di negare la propria storia, nell’ansia di innovazione e di modernizzazione. Se molti, troppi musei civici sono rimasti fermi, ingessati nel loro assetto ormai obsoleto, non si tratta di fare “piazza pulita”, negando il passato. Lo sforzo, a mio avviso come ANMLI, deve essere quello di riflettere sulla propria storia come condizione di partenza per attivare un confronto critico sul ruolo del Museo Civico e del museo nel suo complesso nelle dinamiche sociali di oggi. Il museo non è più espressione solo dei ceti dirigenti, ma di tutta la popolazione, impegnato nei nuovi processi di patrimonializzazione, di riconoscimento e di interpretazione della memoria.
L’ANMLI dal 2008 con il progetto “Museo civico. Tradizione e Innovazione” ha avviato un percorso di ricerca per l’individuazione della tradizione positiva e dell’innovazione nei musei locali con una serie di convegni su base regionale.12 Quest’anno ha cercato di allargare il dibattito a livello nazionale, con il convegno “Il Museo nelle Città italiane. Il cambiamento del ruolo sociale del museo nei centri urbani”, che si è svolto nel marzo del 2012 a Ferrara presso il Salone del Restauro, nel tentativo di proporre una sintesi e di indicare proposte per rinsaldare il legame fra

11 Devo nuovamente fare riferimento a F. DONATO e A. M. VISSER TRAVAGLI, Il museo oltre la
crisi. Dialogo fra museologia e management, Milano, Electa per le Belle Arti, 2010.
12 Si sono già svolti cinque convegni in Veneto, Emilia, Toscana, Campania e Puglia. Vedi gli atti:
A. M. VISSER TRAVAGLI (a cura di), I musei civici del Veneto dalla tradizione verso una nuova
identità, Bologna CLUEB, 2010; EADEM, I Musei civici in Toscana fra tradizione e nuove identità,
Bologna, CLUEB, 2009; C. GELAO (a cura di), I musei di Enti locali e istituzionali in Puglia. Storia
e identità, in corso di stampa.

i musei civici, le città e i territori.13 L’assunto sostanzialmente era questo: la crisi finanziaria ed economica e la mutazione sociale e culturale in atto generano difficoltà e incertezze, che sono innanzi tutto difficoltà di visione e di strategia, ancor più e ancor prima che difficoltà di organizzazione e di gestione. Quale può essere il “modello” di museo, che resti fedele ai principi originari, ma che sia in grado di interpretare i bisogni e le esigenze della popolazione e che possa contribuire alla crescita civile della collettività? Lo svolgimento dei lavori ha mostrato che ci sono già tanti musei attivi in questo senso, che hanno reagito alla crisi, che è nel contempo crisi culturale e crisi economica, trovando modalità nuove di comunicazione con pubblici diversi da quelli tradizionali, aprendosi alla popolazione, spendendo di meno ma ritrovando il senso della loro missione nello stringere un patto con la loro popolazione di riferimento. Nuove iniziative, nuovi progetti, nuove modalità di comunicazione e soprattutto di partecipazione. Non musei che attendono tempi migliori, ma musei che attivano le proprie energie per andare oltre la crisi.
In questo disegno credo che Musei Civici ed Ecomusei non possano che essere alleati.

Nodi critici
Uscendo dal quadro teorico per prendere in considerazione gli aspetti pratici, dobbiamo chiederci quali sono i nodi critici che i musei (musei civici ed ecomusei) devono affrontare, nel contesto della crisi. Ne presento alcuni.
La consapevolezza degli amministratori responsabili e dei decisori, per superare preconcetti e diffidenze, che sostanziano visioni riduttive o distorte del museo, che credo si collochino fra questi due estremi: da un lato il museo come istituto di pura conservazione, ininfluente per lo sviluppo del territorio e per le dinamiche sociali, al quale prestare solo un’attenzione residuale e risorse minime, oppure al contrario, dall’altro, il museo come struttura al servizio del turismo di massa, per il quale attivare unicamente politiche di supporto alla visita, di promozione e di pubblicità.
Dal tema della consapevolezza deriva naturalmente quello delle risorse e della governance. Le risorse pubbliche sono scarse e così pure ridotta è la possibilità di sostegno da parte dei privati. Bisogna invocare un riequilibrio nell’allocazione delle risorse e una qualificazione della spesa, come auspica il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano14, abbandonando iniziative improvvisate, come mostre pretestuose ed eventi effimeri, che non hanno impatti duraturi, né culturali né economici. Bisogna rivalutare l’importanza delle risorse per la gestione corrente, in tempo di crisi, le cosiddette spese di funzionamento rappresentano un investimento; senza di esse sono impossibili anche tutte le attività di razionalizzazione, recupero risorse e raccolta fondi.

13 XXIX Convegno Nazionale ANMLI, Il Museo nelle città italiane. Il cambiamento del ruolo sociale
del museo nei centri urbani, 30 e 31 marzo 2012, Ferrara Salone dell’Arte e del Restauro e della
Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali, vedi www.anmli.it
14 G. NAPOLITANO, Cultura e ricerca per guardare lontano, in Domenica 18 novembre 2012, n.
319, del Sole 24 Ore, pp. 21- 22. L’intervento pubblicato dal Sole 24 Ore è stato pronunciato dal
Presidente della Repubblica il 15 novembre al Teatro Eliseo di Roma, in occasione degli Stati
Generali della Cultura.

In una situazione così complessa e difficile il tema della governance è strettamente unito a quello delle risorse. Bisogna porsi nella prospettiva di creare un sistema (o rete) museale ed un sistema (o rete) culturale più integrato, entro il quale i vari istituti cooperino fra di loro. Cito a tal proposito un documento di ICOM Italia15: “Bisogna superare ogni illusione di farcela da soli, magari a scapito di qualcun altro. Una maggiore efficienza ed economicità di gestione dei singoli istituti è indispensabile, ma non è più sufficiente. E’ necessaria una nuova stagione di fattiva cooperazione tra le persone, gli istituti, le amministrazioni pubbliche e private. Bisogna aumentare la capacità di agire in rete e di promuovere sistemi territoriali non a parole, ma nei fatti.”
Bisogna riorganizzare e razionalizzare i sistemi culturali territoriali ed in questa cornice bisogna fare molta attenzione alla crescita indiscriminata di nuovi musei, che non è più sostenibile. Pare che il 75% dei musei italiani non esistesse cinquanta anni fa. D’ora in avanti bisognerà occuparsi dell’esistente, auspicando una moratoria dei nuovi musei, per stabilizzare e riorganizzare i sistemi culturali territoriali. E i nuovi musei non dovranno aprire per ragioni effimere di visibilità, ma solo come risultato di un serio lavoro di lungo periodo. Che siano uno strumento di rafforzamento dell’offerta culturale esistente e non del suo indebolimento, magari prosciugando le poche risorse
disponibili.
Da ultimo, ma non ultimo, il tema del personale, o meglio del capitale umano. Dobbiamo riaffermare l’importanza del capitale umano dei musei e difenderlo. Troppi sono i musei senza un direttore o con una figura di direttore che è stata “declassata” per “risparmiare”. Un museo senza direzione e senza personale preparato e motivato è un museo morto, impossibilitato a contribuire alla vita e alla crescita della comunità. I professionisti museali sono un tesoro che non possiamo permetterci di disperdere. Sono le intelligenze che anche con scarse risorse permettono ai musei di proseguire le attività culturali.
Ma quali sono le figure più adatte oggi per intraprendere o continuare un cammino che apra sempre di più il museo ai bisogni e alle esigenze della società e della popolazione della città e del territorio? Le figure dello storico dell’arte, dell’archeologo o del naturalista, tradizionali? Queste competenze disciplinari non sono in discussione, ma non sono sufficienti. Allora quali altre figure sono necessarie? Quali conoscenze, quali saperi, quali competenze, che consentano di progettare, amministrare, gestire, comunicare, interagire con nuovi pubblici per il nuovo museo che prefiguriamo e che già esiste in varie realtà? E ancora quale formazione e quale aggiornamento devono avere queste figure? Credo che questo sia un punto ancora da discutere tutti assieme e sul quale riflettere.

15 A. GARLANDINI, Presidente di ICOM Italia, I musei al tempo della crisi. Sei proposte di ICOM
Italia per una gestione sostenibile degli istituti culturali e per un progetto di rilancio del sistema
culturale italiano, nel sito www.icom-italia.org.

Che cosa fare nel prossimo futuro
Dobbiamo collaborare, cercando di valorizzare quanto ci unisce. Vi invito a consultare il sito dell’ANMLI perché possiate informarvi e valutare la nostra attività e i nostri progetti e sono certa che troverete materia, che potrà stimolare all’incontro, al dialogo, alla collaborazione.
Uniti potremo avere una voce più forte. La logica dell’integrazione (non dell’omologazione) è quella che anima quanti cercano di reagire alla crisi, in senso culturale e non solo economico, ne è testimonianza la creazione, avvenuta dieci anni fa del Coordinamento Permanente delle Associazioni Museali italiane ed oggi la creazione di MAB, che riunisce le associazioni dei Musei, degli Archivi e delle Biblioteche.16
In questa direzione credo si debba andare, per salvare le nostre specificità immettendole nell’alveo di un insieme più ampio e articolato, dal quale ricevere nuovi stimoli e nuove sfide.

Ferrara, gennaio 2013

16 MAB è l’acronimo con cui l’Associazione Italiana Biblioteche, AIB, L’Associazione Nazionale
Archivistica Italiana, ANAI, e il Comitato Nazionale Italiano dell’International Council of Museums,
ICOM Italia, nella primavera del 2011 hanno dato vita ad un coordinamento permanente, nella
prospettiva della convergenza tra i mestieri e gli istituti in cui operano i professionisti degli archivi,
delle biblioteche e dei musei. Il 22 e 23 novembre MAB Italia ha organizzato a Milano gli Stati
generali dei professionisti del patrimonio culturale. Archivi, biblioteche e musei: agenda per un
futuro sostenibile, vedi il sito www.mab-italia.org.

A. N. M. L. I. Galleria Comunale d’Arte, Largo Giuseppe Dessì, Giardini Pubblici, 09124 CAGLIARI - Tel. 070/6776459-6777598 fax 070/401846