Abstract XXIX Convegno Nazionale ANMLI

XXIX Convegno Nazionale ANMLI
Il Museo nelle città italiane.
Il cambiamento del ruolo sociale del museo nei centri urbani
 
Abstract degli interventi
 
PRESENTAZIONE DEL CONVEGNO
Davide Banzato
Direttore dei Musei Civici di Padova, Direttivo ANMLI
Che taglio dare a questo convegno? ANMLI raccoglie l’aspetto quantitativamente più rilevante e diffuso della realtà museale italiana, non solo corrispondente a quello che a lungo è stato chiamato Museo Civico. La crisi che questo sistema sta vivendo presenta importanti risvolti di comunicazione e di risorse e talora nel rapporto con il territorio di appartenenza.
Si pone insistentemente il problema dei rapporti con i flussi turistici. Poche realtà possono porsi sul piano di attrattori quali gli Uffizi, i Musei Vaticani, Venezia o Pompei. In Italia il tessuto dei musei è formato soprattutto da istituti di piccole e medie dimensioni, con profondi legami territoriali.
Da anni, si assiste a una penosa contrazione delle risorse, al blocco del turn over che nel panorama dei musei può provocare il collasso. Sono istituti che non si sottraggono certo al rapporto con i visitatori, ma oltre al turismo devono assolvere a numerose altre attività istituzionali.
Chi si è formato nei miei anni, ha individuato le funzioni del museo nella conservazione, valorizzazione, fruizione del patrimonio di pertinenza. La valorizzazione è di norma legata a una conoscenza critica dei materiali, spesso si intreccia con la cultura delle mostre e degli eventi. Eppure l’evento vero del nostro Paese è costituito dalla miriade di istituti detentori dei più svariati materiali e dai monumenti che si trovano tuttora nelle città delle quali costituiscono la memoria materiale più profonda. I musei rappresentano l’identità dei luoghi, ma i visitatori, a parte uno zoccolo duro di appassionati, vengono per lo più da fuori. E’ fenomeno riscontrabile in Italia ed Europa e ci indica come prioritario il recupero e il rafforzamento della funzione educativa.
Va recuperato anche il legame con chi governa la città, per rilanciarne la funzione sociale e istituzionale, costituzionalmente sancita, secondo la molteplicità delle articolazioni.
Pertanto questa giornata mette insieme temi diversi incentrati sul museo nel contesto delle città: si prende visione di istituti virtuosi nel rapporto con il territorio e nelle attività di comunicazione. Si esaminano esempi riusciti e progettualità tese all’innovazione e al riallestimento. L’analisi territoriale porta anche all’esame della possibilità di costituire reti, per condividere messaggi ed esperienze, per realizzare economie di scala, per agire sempre più incisivamente sul tessuto civile.
Si cerca anche il dialogo con chi deve assicurare le risorse, gli amministratori, in questa occasione autorevolmente rappresentati.
C’è chi ha sostenuto che la nostra è una civiltà al tramonto e che ci dovremmo preparare a trasmettere quanto di buono abbiamo elaborato. A questi si potrebbe rispondere che i musei sono il punto di partenza per farlo; in realtà penso che siano elementi fondamentali per preservare un patrimonio di differenziazione genetica che, opponendosi all’omologazione globalizzante, possono consentire un rilancio che parte dagli elementi più profondi e portanti della nostra identità.
 
PROLUSIONE
Andrea Emiliani
Accademia dei Lincei
Il museo nelle città italiane
Notizie biografiche
Nato a Predappio (5 marzo 1931) da Nicola, segretario comunale, e Lina Bartoletti, ho trascorso l’adolescenza a Urbino (1939-50) e compiuto gli studi universitari a Bologna (1950-55), conseguendo poi la laurea in Lettere a Firenze nel 1957, relatore Roberto Longhi, correlatore Francesco Arcangeli. Dal 1953 e per dieci anni circa fui dapprima salariato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, quindi Ispettore delle Belle Arti nel 1964, Direttore della Galleria nel ’70. Libero docente nel 1969, incaricato nel primo DAMS di Bologna (dal 1970), vincitore di concorso universitario nel 1978.
Scelsi l’opportunità di rimanere attivo nel “sistema operativo delle arti” e cioè nella Soprintendenza, con l’opportunità di un impegnativo lavoro sul campo d’una grande regione, e cioè nelle provincie-diocesi di Bologna, di Ferrara e della Romagna: e ciò optando per la successione a Luciana Grassi Ferrara e cioè a Cesare Gnudi, che era già in quiescenza anticipata dal 1973. Salvo una breve reggenza a Parma (1974-75) Bologna fu la sede continua di un’attività che doveva prolungarsi fino a tutto il marzo 1998.
Docente stabilizzato per 18 anni, fui attivo anche presso numerose università italiane, da Bologna a Ferrara Architettura, Roma Sapienza e Magistero, da Macerata a Pisa e al Collége de France a Parigi (1996). In seguito ebbi altri incarichi, quali la presidenza dell’Accademia di Belle Arti e dell’Accademia Clementina (succedendo a Luciano Anceschi), dell’ISIA (Istituto Superiore di Industrie Artistiche) di Faenza, nonché – dal 2003 – quella del Comitato Stato-Regione per la programmazione nella Regione Emilia-Romagna nel primo decennio del 2000. Ho continuato a assegnare attività di cura scientifica all’Accademia Clementina, nonostante la consistente crisi economica dell’antica istituzione, tornata ad una rimarchevole notorietà pubblica.
 
RELAZIONI
Massimo Montella
Professore ordinario di Economia e gestione dei beni culturali, Università di Macerata-Fermo
Il museo per la città
Si sa che, se ben posto, il problema è per metà risolto. A tal fine il giusto assunto - molto spesso trascurato - è che ci si ha cura di ciò di cui si riconosce il valore (qualunque); che, dunque, il valore determinante per le sorti della cosa è quello percepito e che la misura ne è data da quanto soddisfa bisogni quanto importanti per chi lo percepisce, nonché dal numero e dal peso dei percettori. Il valore di qualunque oggetto è, pertanto, l’esito (vario e variabile anche a seconda del tempo e del luogo) di un’opera aperta (come direbbe Eco). Nell’opera aperta, a condizionarne l’esito, può intervenire un mezzo proattivo.
Nel nostro caso fra il percettore e l’oggetto (le raccolte museali, nonché la città e il territorio ai quali rinviano) interviene il museo in quanto strumento di comunicazione. Perciò la sorte dell’oggetto dipende per una parte, che può essere determinante, dall’azione del museo; la sorte del museo dipende anzitutto da se stesso.
Forse nel medio, certo nel lungo termine, nessun potere decisionale ha la forza (né, solitamente, la volontà) di assicurare la sopravvivenza di ciò di cui una quantità efficiente (bastante ad orientare il potere decisionale) di percettori non ravvisi un valore maggiore del costo (qualunque) che comporta la sua sopravvivenza.
Ciò posto, inizia la ricerca della possibile soluzione (di cui si dirà nell’intervento), affrontando i seguenti quesiti:
a)        quale valore (di quali e quante specie e se disciplinarmente settoriale o storicamente intero) soddisfi quanto quali bisogni del percettore;
b)       quali modalità di comunicazione lo facciano meglio percepire rispetto alle capacità di ricezione del percettore;
c)        quali bisogni del percettore siano meritevoli di attenzione e se alcuni e quali non lo siano.
Benché ulteriormente (e utilmente) articolabili, questi quesiti si riassumono in uno: come il museo debba essere impiantato e gestito oggi, in modo da generare il valore/utilità da cui dipende la sopravvivenza sua, delle sue raccolte e del paesaggio in cui consiste molto del valore (identitario) delle città, del Paese; quel valore che decide cosa verrà rinunciato, cosa conservato immutato, cosa trasformato e come, qualora, per tutelarne il valore, se ne rispettino le capacità di carico fisico e semantico.
 
Stefano Filipponi
Coordinatore del MUDI Museo degli Innocenti di Firenze
Educare alla cittadinanza con i musei
L'intervento cercherà di legare la riflessione sulla possibilità per il museo di educare alla cittadinanza al tema generale delle funzioni educative assegnate a questa istituzione.
Verrà presentata una storia sintetica delle attività didattiche proposte dai musei italiani a partire dal secondo dopoguerra, individuando e confrontando i diversi approcci al tema delle relazioni tra museo e città.
Parallelamente ci si soffermerà sull'evoluzione dei significati associati dal legislatore al concetto di "educazione alla cittadinanza" a partire dagli anni cinquanta del Novecento, interessanti per la loro capacità di rispecchiare i mutamenti della società italiana nel suo complesso.
Saranno infine segnalati alcuni esempi recenti di educazione alla cittadinanza praticati dai musei italiani, privilegiando situazioni decentrate e meno note, per comporre un possibile quadro di riferimento metodologico.
 
Guido Canali
Architetto, Accademia di San Luca
Musei: diario dei lavori
Sono pochi in Italia i musei che si trovano in edifici appositamente progettati. Allestire e riallestire un museo in Italia consente anche di restaurare e recuperare l’edificio antico. Quindi si offrono occasioni importanti e stimolanti a favore dell’architettura, che a volte è invece intesa quasi solo quale “contenitore” delle arti “nobili” (pittura e scultura) e dovrebbe essere invece anch’essa “arte”, cioè museo di sé. Negli allestimenti di museo che abbiamo curato, abbiamo sempre l’occasione per recuperare l’architettura. Ma l’allestimento deve essere anche accattivante, invitante, stimolare le visite al museo stesso e la conoscenza delle opere esposte. Perciò deve possibilmente essere anche “spettacolo”. Mostrerò alcuni esempi di allestimento di musei con contestuale restauro dei locali, e conseguenti nuove acquisizioni sotto il profilo archeologico (nonostante già in passato fossero sede del medesimo museo).
 
Marcello Balzani
Responsabile scientifico TekneHub, Università di Ferrara
Smart City, come le tecnologie cambiano la vita urbana
Le città cambiano. Un condensato di processi che tende a mutuare linguaggi informatici per definire intelligenze (di rete e comunicative) capaci di rendere “attive” le città.  Tecnologie, azioni partecipative, fattori di produzione e funzioni sociali costituiscono frammenti del mosaico (simbolico e concreto), tutto ancora da comporre nello scenario urbano contemporaneo. Se i caratteri di inclusività e di sostenibilità possono presentarsi come gli ingredienti vincenti, è anche  molto complesso far convergere, senza forti criticità, questi obiettivi nelle migliori strategie di sviluppo. I beni culturali possono assumere un importante ruolo.
 
Antonio Natali
Direttore Galleria degli Uffizi di Firenze
La città degli Uffizi
La vitalità d’un museo consiste anche nelle relazioni ch’esso riesce ad allacciare con le terre circostanti, quasi sempre strettamente connesse al patrimonio che vi è conservato. Museo inteso, dunque, non come sito da visitare alla stregua d’un santuario frequentato per le sue reliquie, ma come istituto in cui si manifesta e si esalta l’intreccio col territorio d’intorno. In funzione di quest’assunto è nata nell’ottobre del 2008 la collana di mostre La città degli Uffizi: dove ‘città’ non sta a significare soltanto Firenze, ma tutti i luoghi che col museo fiorentino hanno a che fare. Dipinti della Galleria (per lo più custoditi nelle stanze della riserva) si fanno temporaneamente fulcro d’una trama cui partecipano opere d’altra provenienza, a costruire un panorama che restituisca nobiltà alle terre coinvolte. Così facendo, la luce di cui godono gli Uffizi si riverbera su quelle terre medesime (quasi sempre meritevoli d’una più diffusa conoscenza) e nel contempo cresce la coscienza storica dei nativi, mentre recuperano visibilità creazioni della Galleria non ancora assurte al circuito nobile. Otto sono a oggi le mostre ordinate. L’ultima in Abruzzo.
 
Nadia Barrella
Professore Associato di Museologia, Seconda Università di Napoli
Offerta museale e pubblico fra Napoli e Caserta
Muovendo da uno studio sui musei e sul pubblico di Napoli e Caserta, la mia relazione vuol porre l’accento su due province che, per le loro peculiarità, possono forse contribuire a valutare quali funzioni potrebbe oggi svolgere il museo cosiddetto “civico” nei grandi e antichi centri italiani (dotati quasi sempre e da tempo di una molteplicità di significativi spazi espositivi) e quale in alcuni centri più piccoli che, molto spesso, hanno nel museo l’unico istituto culturale pubblico in qualche modo destinato all’esposizione ed alla comunicazione della memoria collettiva. Comincio da una breve analisi dell’esistente, innanzitutto da Napoli e dai suoi musei “locali”, numerosi, antichi e problematici soprattutto perché orientati verso forme espositive che mirano alla storia dell’arte in Italia (antica o moderna cambia poco) piuttosto che al territorio. Ciò significa che, sebbene per uno studioso sia inevitabile percepirli come l’esito di una storia territoriale – tutti i nostri musei non possono che dirsi locali- per il visitatore comune e per quelle che sono le strategie di comunicazione scelte, questi musei si pongono come strumenti utili ad un racconto “generale” (la storia della pittura o della scultura o del mosaico, o del vetro e via discorrendo) più che a quello particolare di un discorso sulla storia di un luogo. Passo poi ad una rapida riflessione sull’offerta museale della provincia napoletana e casertana caratterizzata da strutture museali abbastanza recenti e di limitate dimensioni in cui, tuttavia, domina ancora uno spiccato utilizzo del museo come supporto ai compiti di custodia e conservazione delle collezioni privo, anche per consuetudine, di obblighi particolari nei confronti del pubblico. Nel verificare che, almeno per i luoghi da me presi in esame, il medium museale “civico” o mostra tutta la sua debolezza nel rappresentare la complessità di un oggetto (la città) che ne costituisce il contesto o, se trae legittimità dall’essere comunque il più valido strumento per conservare le testimonianze materiali del passato urbano, è poco efficace nella sua forma espositiva e nella comunicazione, passo a discutere alcune possibilità di azione tentando di valutare problematiche e metodologie d’approccio che, al di là dello spazio territoriale preso in esame, sembrano ancora essere limiti dell’intero Paese ed obiettivi da raggiungere.
 
Enrica Pagella
Direttore Musei Civici di Torino
La città dentro il museo: il caso di Torino
Palazzo Madama è stato riaperto al pubblico, dopo diciannove anni di chiusura, il 15 dicembre 2006. Restauro e riallestimento hanno puntato a valorizzare la duplice valenza dell’istituzione: un grande edificio monumentale, testimone di venti secoli di storia; una raccolta civica, nata nel 1863 su vocazioni artistico-industriali e arricchitasi nel tempo con collezioni che documentano in particolare la civiltà figurativa di Torino e del Piemonte.
Il documento programmatico stilato nel 1999 fissava, come obiettivi di missione, tre diverse aree tematiche: 1. le arti decorative; 2. la produzione artistica del Piemonte; 3. la storia della città, da leggersi soprattutto nell’intreccio con le testimonianze archeologiche e materiali di Palazzo Madama.
Nei primi quattro anni di nuova vita del museo (2007-2009) si possono individuare due distinte fasi: quella immediatamente legata alla riapertura al pubblico, segnata da successi che hanno coinciso con la fase post-olimpica di Torino; il momento marcato dalla crisi economica internazionale esplosa nel 2008, che ha determinato un drastico ridimensionamento degli investimenti e un calo strutturale nella domanda di servizi.
Se nel corso dei lavori di restauro l’impegno dello staff museale si era concentrato pressochè esclusivamente su aspetti tecnici e disciplinari legati all’identità dell’immobile e delle collezioni, all’ordinamenteo e all’allestimento del museo, nell’inverno del 2008 si decise di cambiare marcia, spostando l’attenzione dal patrimonio ai suoi fruitori e impostando un programma di lavoro che aveva come obiettivo primario la socializzazione del museo e il lavoro sull’identità e sui bisogni dei visitatori.
Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 sono state ideate e sperimentate nuove forme di dialogo e di rapporto con il pubblico e con i principali stakeholder; si è radicalmente riformato il sito web aprendo i nuovi canali sulle principali piattaforme di social media; si è impostato un programma organico di indagine sull’utenza reale e potenziale. Questo processo, che ha implicato un profondo ripensamento della missione e del ruolo del museo, ha portato alla definizione di un documento strategico per il triennio 2011-2013, con linee di azione e obiettivi che proseguono l’approfondimento sui bisogni della cittadinanza e tentano di adeguare i servizi a forme di dialogo più allargate.
Questa idea di condivisione e di cooperazione è alla base anche del recente progetto “Museo Torino”, promosso dalla Città di Torino con la direzione di Daniele Jallà: una piattaforma web che considera lo spazio urbano nel suo insieme come una collezione vivente, in mutamento e sviluppo costante.
 
Claudio Salsi
Direttore Musei Civici di Milano
I musei civici di Milano nella città che cambia: realizzazioni recenti e progetti
Nell’ultimo decennio i musei civici di Milano sono stati interessati da importanti cambiamenti volti a restituire alla città il suo ricco patrimonio architettonico-museale, attraverso il restauro, la riorganizzazione e l’apertura di nuovi musei: Acquario e Stazione Idrobiologica (2006), Palazzo Morando-Costume Moda Immagine (2010), Museo del Novecento (2010), Museo Archeologico-sezione Etrusca, Greca e Altomedievale (2011) e il riallestimento, parziale o totale di alcune raccolte (Museo dei Mobili e Pinacoteca del Castello Sforzesco (2004-2005), Raccolte Storiche-Museo del Risorgimento (2009), Museo Archeologico-sezione romana (2011). Attualmente il Settore Musei collabora con l’Area Tecnica nell’ambito di grandi interventi conservativi nel Castello Sforzesco, promuove direttamente, con le Soprintendenze competenti e la Direzione Regionale MIBAC, il restauro della leonardesca Sala delle Asse, e dirige un programma di interventi di rinnovamento museografico di alcuni istituti e di spazi comuni, affinché il complesso si presenti in una veste più accogliente per il grande pubblico e più aggiornato nella fruizione delle raccolte. Nell’area dell’ex fabbrica Ansaldo troverà spazio il Centro delle Culture del Mondo, con la finalità di organizzare mostre legate ai temi dell’interculturalità, di valorizzare le attività culturali delle comunità internazionali e delle associazioni che a Milano le rappresentano e di esporre opere delle culture extraeuropee dalle collezioni civiche, in una logica di flessibilità e di collegamento con le esposizioni temporanee.
 
Franco Marzatico
Direttore Castello del Buonconsiglio, Monumenti e Collezioni provinciali, Trento
Centro e periferia: la rete museale nel Trentino
Nel desolante panorama dei tagli generalizzati alla cultura, imposti dalla crisi economica globale ma anche dalla scarsa fiducia riposta nel ruolo strategico della cultura, il Trentino con il suo articolato sistema museale rappresenta senza dubbio un’eccezione. Pur con consistenti riduzioni di budget, l’ente pubblico locale mantiene un livello di investimenti decisamente più elevato rispetto al resto d’Italia, con progetti di diverse dimensioni, da Castel Thun al Muse di Renzo Piano, al riutilizzo a scopi espositivi di due gallerie stradali dismesse dove opera il Museo Storico, al museo delle Palafitte di Fiavè, ai forti della prima guerra mondiale. All’ingente impegno della Provincia autonoma di Trento corrisponde una notevole sensibilità della comunità locale per quanto riguarda i consumi culturali, come mostrano dati statistici Mibac. L’intervento si propone quindi di illustrare da un lato la ricchezza dell’offerta museale trentina, articolata sul territorio attraverso la presenza e l’attività di soggetti museali fortemente eterogenei dal punto di vista della natura giuridica, specializzazione, mission, disponibilità di budget e capacità attrattiva. Dall’altro lato si intendono evidenziare aspetti critici, connessi sia alla difficoltà di indirizzare il pubblico da una sede museale o monumentale all’altra, di aumentare le soglie di attenzione e permanenza legate alla fruizione culturale, sia alla forte stagionalità e “meteoropatia” dei musei. Un altro aspetto critico è rappresentato dall’esistenza nell’ambito dell’offerta di più livelli quantitativi e qualitativi, con disequilibri accentuati fra centro e periferia dove resta alta la richiesta di aprire nuovi piccoli musei anche come risposta a difficoltà nel settore turistico. Un tentativo di risposta a queste complesse problematiche che si intrecciano con la discussa questione della valorizzazione in loco dei beni culturali e della sua sostenibilità, è rappresentato dal progetto “Rete dei castelli” di cui il museo Castello del Buonconsiglio è capofila.
 
Anna Maria Montaldo
Direttore Galleria Musei Civici di Cagliari
Un museo per la comunità: alla ricerca di territori possibili
Quali sono i territori possibili?
Sono luoghi fisici, ambiti intellettuali, vision, scenari formativi, spazi di ricerca, o ancora sono reti, collaborazioni, condivisioni. È molto difficile districarsi e trovare una risposta nella complessità, sono saltate le certezze e il compito più arduo è quello di interpretare la contemporaneità. Il Museo non può sottrarsi a questo compito: Il Museo deve essere un interprete della contemporaneità. Un interprete privilegiato che, come nel caso del Museo Civico, affonda le sue radici nel tessuto urbano, testimoniandone la storia, gli interessi, le persone, le risorse, il clima e perfino i conflitti. L’attenzione al territorio, per i musei in particolare, è tutt’altro che un vincolo o un elemento di autoconfinamento. Il museo è una componente tangibile dell’identità dei luoghi, anche di quelli più estesi e cosmopoliti. Questa attenzione, questa tendenza sono forse quello che De Rita chiama “il localismo che fa bene”. È ormai pacifico, infatti, che l’elemento culturale rappresenta un fattore immateriale di attrattività non secondario di un territorio, verso il quale può contribuire a far affluire e stabilire nuove intelligenze ed iniziative in cerca di una localizzazione ideale, specie nel campo dell’economia della conoscenza. Esattamente come il tessuto fitto di piccole e medie imprese rappresenta da sempre l’ossatura produttiva del nostro Paese, il museo civico e il patrimonio culturale diffuso nel territorio rappresentano la sua vera ed inimitabile specificità. È il compito di tutti noi trasformarla in un elemento di vantaggio competitivo. Partiamo da noi, partiamo dalla cultura per rimmaginare la nostra crescita. Per definire una strategia e programmare le sua attività un museo deve muoversi, dunque, dall’analisi della propria struttura e del territorio di riferimento.
 
Massimo Negri
Direttore Scientifico Genus Bononiae Musei nella città, Bologna
MSB un nuovo museo a Bologna per comunicare la storia
Con la apertura del nuovo Museo della Storia di Bologna in Palazzo Perpoli Vecchio, si è completato Genus Bononiae, percorso culturale, artistico e museale nel centro storico di Bologna realizzato dalla Fondazione Carisbo e ideato da Fabio Roversi Monaco Presidente della stessa Fondazione. Genus Bononiae-Musei nella Città è un itinerario articolato in diversi edifici nel centro storico di Bologna, restaurati e recuperati all’uso pubblico. Ogni sede è collocata in un palazzo storico restaurato dalla Fondazione e reso accessibile al pubblico con precise finalità, quelle finalità che nei maggiori musei europei troviamo accorpate in un unico complesso e che nel nostro caso sono invece diffuse nella città. La Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, con un ricco patrimonio librario a partire dal 1500; San Colombano, con la collezione degli strumenti musicali antichi del Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini; Chiesa di Santa Cristina, sede di concerti ed eventi musicali; Santa Maria della Vita, ove è collocato il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca e sede del Museo della Sanità; Palazzo Fava, affrescato dai Carracci e centro interamente destinato ad eventi ed esposizioni; Casa Saraceni, sede della Fondazione Carisbo con uno spazio espositivo per mostre temporanee al piano terra; San Michele in Bosco, grande belvedere affacciato su Bologna, ricco di opere d’arte.
Cuore di Genus Bononiae, è Palazzo Pepoli. Museo della Storia di Bologna una struttura museale dedicato alla storia, alla cultura e alle trasformazioni di Bologna, dalla Felsina etrusca fino ai nostri giorni. Le alterne vicende della comunità locale sono qui raccontate con diverse tecniche espositive scenografiche, installazioni multimediali , ed nuclei espositivi caratterizzati da una ricca pluralità di linguaggi per molti versi inedite nel nostro Paese. Il Palazzo con le sue stratificazioni medievali, seicentesche e con un importante intervento di architettura contemporanea , è stato restaurato e ripensato per la nuova funzione museale al dall’architettoMario Bellini, che ha anche curato l’allestimento con la grafica dell’architetto Italo Lupi, le sale multimediali sono state realizzate da StudioBase2, il Teatro Virtuale per proiezioni stereografiche in 3D propone un cartone animato appositamente realizzato e doppiato dalla voce di Lucio Dalla.
 
 
INTRODUZIONE ALLA TAVOLA ROTONDA
Anna Maria Visser
Condirettore MuSeC, Past-President ANMLI
Nuove dinamiche e interazioni tra il museo e la città contemporanea
Tanti sono gli interlocutori sociali del museo. Dopo aver affrontato il tema generale del convegno, nella prima e nella seconda sessione, con l’intervento di docenti, di esperti e responsabili di istituti culturali, la tavola rotonda intende entrare nel vivo delle dinamiche di interazione fra il museo e la città contemporanea, chiedendo un contributo di riflessione a politici, amministratori, dirigenti, rappresentanti delle principali associazioni museali italiane, oltre che della rete europea per l’alta formazione in campo culturale, perché ognuno porti il suo punto di vista e la sua proposta. Importante è poi valutare contestualmente, nella cornice indicata, anche il problema dell’occupazione nel settore dei beni culturali, così dilaniato fra professionalità e precariato, con l’auspicio per il futuro che, nonostante la crisi, si possa sviluppare un impegno da parte dei decisori per ovviare a tale situazione e rafforzare l’apporto delle competenze delle persone, che sono la risorsa più importante per la cultura e lo sviluppo del Paese.
 
 

A. N. M. L. I. Galleria Comunale d’Arte, Largo Giuseppe Dessì, Giardini Pubblici, 09124 CAGLIARI - Tel. 070/6776459-6777598 fax 070/401846